5 cose che abbiamo imparato dal cammino della Roma in Champions League 5 cose che abbiamo imparato dal cammino della Roma in Champions League
L’avventura della Roma è finita ieri sera, in un’atmosfera agrodolce, con lo Stadio Olimpico che ha tributato il giusto e meritato riconoscimento ai suoi... 5 cose che abbiamo imparato dal cammino della Roma in Champions League

L’avventura della Roma è finita ieri sera, in un’atmosfera agrodolce, con lo Stadio Olimpico che ha tributato il giusto e meritato riconoscimento ai suoi ragazzi, che hanno tenuto viva fino all’ultimo la fiammella della speranza.

La squadra di Eusebio Di Francesco ha messo paura al Liverpool con i due gol segnati nel finale, ma non è riuscita a trovare l’ultimo, quello che avrebbe mandato la sfida ai supplementari, trasformandola in una battaglia dall’esito incerto e imprevedibile.

Molte le recriminazioni, soprattutto per due episodi arbitrali molto contestati, che lasciano l’amaro in bocca alla Roma: ma sarebbe riduttivo spiegare il risultato del doppio confronto solo con gli errori arbitrali, e soprattutto non renderebbe onore al cammino della Roma in tutta la competizione.

Un cammino dal quale abbiamo imparato più di qualcosa, che abbiamo provato a mettere insieme qui. Ecco cosa ci lascia questa avventura dei giallorossi, finita a un passo dalla finale di Kiev.


1. Metterci il cuore regala sempre una marcia in più

La partita che ha esemplificato a pieno il concetto è senza ombra di dubbio quella con il Barcellona, che è stata quasi qualcosa di soprannaturale. Ma anche ieri sera, i giallorossi hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo, disputando una partita che poteva sicuramente regalare qualcosa in più.

In generale, insomma, crederci sempre, anche quando le circostanze suggerirebbero di fare il contrario, paga i suoi dividendi, e soprattutto regala sempre emozioni indimenticabili, qualunque sia il finale della storia.

2. In Champions League anche un piccolo errore può tramutarsi in un disastro

Al di là di tutto, la semifinale della Roma si è inevitabilmente complicata nei minuti folli di Anfield in cui il Liverpool ha dilagato. E la colpa è stata della scelta scriteriata di Di Francesco di presentarsi in Inghilterra con la difesa a 3, che ha esposto Juan Jesus, Manolas e Fazio a costanti uno contro uno con i tre tenori del Liverpool.

Un errore che, una volta sistemato, ha permesso alla Roma di rientrare nella sfida con i due gol di Anfield e poi di giocarsi il ritorno. E chissà come sarebbe andata se i giallorossi avessero schierato la difesa a 4 già all’andata…

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3. Edin Dzeko è un gigante

A Gennaio era praticamente su un aereo per Londra, con la maglia del Chelsea addosso. E invece Edin si è trasformato nell’eroe che ha portato la Roma a un passo dalla finale di Champions League, con gol in sequenza – cinque partite consecutive – e soprattutto con prestazioni da leone.

Un calciatore troppo spesso sottovalutato e che invece ha dimostrato di avere un pedigree europeo di tutto rispetto.

4. Sorteggi, accoppiamenti e pronostici contano il giusto

La Roma è partita dalla terza fascia, ha incontrato nel suo girone squadre del calibro di Chelsea e Atletico Madrid, e poi ha eliminato il Barcellona in quello che sembrava un sorteggio decisamente sfortunato, ribaltando un pronostico che alla vigilia sembrava scontato.

Insomma, discutere di fortuna e sfortuna al momento del sorteggio lascia il tempo che trova. Perché è sempre il campo a scrivere l’ultima parola.

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5. Il ritorno in casa ha ritrovato il suo fascino

La Roma ha costruito il suo percorso in casa, subendo i suoi primi gol della competizione solo in semifinale, ieri sera, quando Sadio Mané ha bucato Alisson. E in casa, la Roma ha rimontato contro Shakhtar e Barcellona, trascinata dal suo tifo. E ha quasi completato l’opera ieri.

Insomma, una sorta di rivalutazione della gara di ritorno in casa, dopo che, da qualche anno, era partito il carro di quelli che non erano poi così sicuri che giocare la seconda partita del doppio confronto tra le mura amiche fosse un grande vantaggio.

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