La serata del Bernabeu, chiusa con l’amara sconfitta per 3-0, ci lascia molto probabilmente con uno spareggio da giocare per andare ai Mondiali di...

La serata del Bernabeu, chiusa con l’amara sconfitta per 3-0, ci lascia molto probabilmente con uno spareggio da giocare per andare ai Mondiali di Russia 2018 e molti cocci da raccogliere.

Ma non è tutto qui: la partita di ieri sera ci lascia ancora qualcosa di cui parlare, e soprattutto ci lascia in eredità alcune considerazioni.

Ecco i nostri pensieri e appunti sparsi dopo Spagna-Italia.

1. Non siamo fuori dal Mondiale

Vincere il girone sarebbe stato difficile, lo avevamo capito dal momento del sorteggio. Il playoff di spareggio, per arrivare in Russia, non deve essere vissuto come un’onta o un’umiliazione: semplicemente è una delle strade per arrivarci, visto che i posti per l’Europa sono limitati e la concorrenza è aumentata in maniera esponenziale.

A leggere e sentire gli umori in giro, sembra che siamo stati già eliminati, ma in realtà, se saranno confermate le posizioni dei gironi, non ci aspetta un avversario imbattibile. E qui andiamo dritti al punto numero 2.

2. In Italia il disfattismo dovrebbe essere considerato sport nazionale

La Spagna è una squadra forte, superiore nei singoli e nel complesso all’Italia: perdere al Bernabeu, in una partita in cui non potevi accontentarti del pareggio, ci sta e non può essere considerato un disastro.

Invece, dal triplice fischio finale, si è scatenata una caccia al colpevole e si è cominciato a sparare a zero su tutti, trasformando i nostri in brocchi senza speranza. Ecco, dovremmo imparare tutti ad avere un briciolo di obiettività e di serenità di giudizio in più.

Aiuterebbe parecchio, e non solo nel calcio.

3. Il calcio è un gioco di squadra, ma avere il talento aiuta

Come detto, la Spagna ci è superiore nei singoli. E forse questa è stata una delle evidenze più grandi della partita di ieri.

Anche la Spagna ha attraversato un ricambio generazionale, ma dopo Euro 2016 sembrano averci messo un attimo a ripartire: basta vedere la partita monumentale di Isco di ieri, il coraggio di lanciare titolare in un match del genere Asensio, e i tanti giovani di talento che gli iberici hanno ancora in serbatoio. Insomma, sì: il calcio è un gioco di squadra, ma avere i fenomeni in squadra fa tutta la differenza del mondo.

E a noi, oggi, fenomeni del genere mancano come il pane.

4. Roma non fu fatta in un giorno

Buona parte dei veterani che hanno caratterizzato l’ultimo decennio della Nazionale è pronto per passare il testimone alla nuova generazione: ragazzi interessanti e di talento, ma che hanno ancora bisogno di parecchia esperienza prima di calcare con continuità certi palcoscenici.

È assurdo pretendere che di punto in bianco dei ragazzi senza grande esperienza vadano a dominare al Bernabeu, e dobbiamo prendere coscienza del fatto che un ricambio generazionale passa anche da serate come quella di ieri. Tutto e subito non lo si può avere.

5. Verratti ha fatto una partita tremenda, ma la colpa non è (solo) sua

Marco Verratti è stato uno dei peggiori in campo ieri: una partita sintetizzata nell’umiliazione subita da Isco nel finale di partita.

Ma la prestazione scialba del centrocampista del PSG non è soltanto colpa sua. Si sapeva che non è saggio esporlo in questo modo in un centrocampo a due, e soprattutto c’è da capire che cosa deve diventare, per la Nazionale, questo giocatore. Cambiargli ruolo e compito ogni due partite non aiuta a responsabilizzarlo e lo espone a figuracce come quella di ieri: quando hai un talento del genere dovresti forse fare di tutto per metterlo in condizione di rendere al meglio…

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