Domenica 25 settembre, stadio Olimpico di Torino. Luciano Spalletti, con la Roma sotto 1-0 contro i granata e alla disperata ricerca di una scossa...

Domenica 25 settembre, stadio Olimpico di Torino. Luciano Spalletti, con la Roma sotto 1-0 contro i granata e alla disperata ricerca di una scossa per la sua squadra, fa la cosa che fa più spesso di questi tempi quando la situazione è grigia e fosca: chiama il suo capitano dalla panchina e gli chiede di risolvere la faccenda. Anche se il loro rapporto è teso come non mai. Ma certe cose non si possono spiegare con i canoni della razionalità. E nemmeno con quelli di scontati paragoni cinematografici, perché Francesco troverà il gol numero 250 in serie A, ma sarà un gol amaro.

Al momento dell’ingresso in campo, tutto lo stadio si alza in piedi, batte le mani. Due giorni prima del quarantesimo compleanno di Francesco Totti, non serve nient’altro per spiegare cosa sia stato, cosa è e cosa sarà Francesco Totti, che quel compleanno oggi lo festeggia per davvero, facendo cifra tonda. Quaranta. In campo.

A quel punto, mentre Francesco sta entrando in campo, Riccardo Trevisani, Sky Sport, che quella partita la sta commentando, chiede a Lele Adani, che quella partita la sta raccontando insieme a lui e che Francesco Totti lo ha anche marcato sul campo, chiede al suo collega di dire qualcosa sul capitano giallorosso.

E cosa vuoi dire di Francesco Totti?

Lele risponde con un’altra domanda, che si perde nell’aria. Ed è giusto così, perché in effetti, di Francesco Totti è già stato detto, scritto e cantato tutto. Non c’è più nulla che si possa aggiungere senza risultare scontati, banali, retorici. Forse basta davvero alzarsi in piedi ed applaudire, per tutto quello che il ragazzo ha regalato ai suoi tifosi, ma anche a quelli avversari, che, come a Torino, ora che sanno di stare per perderlo cominciano ad apprezzarlo per davvero, vedendo sbiadire la figura del rivale. Basta solo e soltanto alzarsi in piedi, applaudire, e ringraziare Francesco Totti per questi 25 anni di carriera. Tutti con la stessa maglia addosso, naturalmente, e senza che il pensiero di cambiarla, quella maglia, lo abbia anche soltanto sfiorato.

Quante cose sono cambiate, nel calcio, nel mondo e nelle nostre vite, da quel 28 marzo 1993, esordio in serie A a 16 anni e mezzo. Un altro sport, in cui sono cambiate le regole, i protagonisti, in cui le cose vanno più veloci. Un calcio meno romantico, sicuramente, in cui Francesco Totti, per alcuni, è rimasto l’unico appiglio cui aggrapparsi, disperatamente. L’ultimo baluardo di un calcio ormai destinato a diventare altro. Non per forza più brutto, nessuno vuole essere nostalgico a tutti i costi. Diverso, semplicemente.

Quante cose sono cambiate, da quel primo gol all’Olimpico, 4 settembre 1994, contro il Foggia. Di sicuro non è cambiato lui, però: Francesco Totti sarà più maturo, più sicuro, avrà qualche ruga in più sul volto e meno benzina nelle gambe, ma dentro, in fondo, è ancora lo stesso ragazzino di ventidue anni fa. In testa ha ancora la stessa -poetica- idea di calcio. Basta vedere con quale semplicità, giocando anche venti metri dietro rispetto a quando segnava 20 gol in un campionato, riesce a mandare in porta i compagni con un solo tocco, con un solo lancio illuminante.

C’è una Roma prima di Francesco Totti, ci sarà una Roma dopo Francesco Totti. Non può che essere così, è inevitabile. D’altronde, una Roma con Totti e una Roma senza Totti già esistono. Basta ascoltare il rumore dello stadio Olimpico quando il Capitano si alza dalla panchina e comincia il riscaldamento, rumore che diventa boato al momento dell’ingresso in campo per poi scemare in sussulti di meraviglia ad ogni tocco di palla del 10 giallorosso. Trovatelo voi un altro giocatore capace di accendere così la sua gente. A quarant’anni.

Per festeggiare i 40 anni in campo, bisogna essere speciali. In molti, a quell’età -e molti anche prima- sono a battere cassa nelle periferie calcistiche del mondo. Altri, non lui. Che, se si arrabbia quando non gioca, è perché ci tiene. Pensiate che voglia fare un dispetto a Spalletti, alla società, a Pallotta, ai suoi compagni, mettendo il muso quando non gioca? Ma no, che cavolo, è così semplice. Se Francesco si arrabbia quando non gioca è perché ci tiene. Perché, se è ancora lì a 40 anni, non è per soldi. Quelli -fortunato lui- sono già da parte, da parecchio. Non è per la fama, perché, diciamocelo, in fondo il successo è solo una gran rottura di scatole. Se a 40 anni è ancora lì ad arrabbiarsi, a impuntarsi, a sbattere i pugni, a voler giocare ogni minuto di ogni partita come se le gambe ce la facessero ancora (e purtroppo non ce la fanno) è solo per un motivo.

Per amore. Amore per il calcio, amore per la maglia, amore per i tifosi. D’altronde è solo l’amore che può spegnere la razionalità. E la storia di Totti con la Roma è proprio una di quelle storie in cui il cuore è riuscito a prendere a bastonate la ragione.

E allora, cosa potrebbe chiedere di più a questi suoi 40 anni, il ragazzino terribile? Tornare indietro, quello non si può. Forse, un sogno Francesco ce l’ha davvero: vedere, un giorno non troppo lontano, un altro Totti correre per il prato dell’Olimpico con la numero 10 giallorossa sulla schiena. Chissà che non possa diventare realtà.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro