30 ottobre 2002: la notte di Francesco Totti al Bernabeu 30 ottobre 2002: la notte di Francesco Totti al Bernabeu
Il Santiago Bernabeu, prima di quella notte di quasi 15 anni fa (come passa il tempo, eh?) per le squadre italiane era una sorta... 30 ottobre 2002: la notte di Francesco Totti al Bernabeu

Il Santiago Bernabeu, prima di quella notte di quasi 15 anni fa (come passa il tempo, eh?) per le squadre italiane era una sorta di fortino inviolabile. Uno stadio in cui, prima di entrare a calpestare il sacro terreno di gioco, se difendevi il vessillo tricolore in Europa, oltre a fare il tradizionale segno della croce, potevi anche fare un’altra cosa: metterti l’anima in pace.

Perchè, fino al 30 ottobre 2002, giorno di Real Madrid Roma, valevole per il gruppo C della Champions League 2002/03, al Santiago Bernabeu di Madrid, le italiane non avevano raccolto poi chissà cosa. L’ultima vittoria? Il 2-0 dell’Inter nel 1967. Praticamente preistoria.

Quella notte prima di Halloween, in quel 2002, la Roma di Fabio Capello, che aveva riportato in alto la Lupa in Italia con lo scudetto del giugno del 2001, andava a Madrid per giocarsi la qualificazione, in quel gruppo, giocandosela con l’AEK Atene. Non certo per strappare 3 punti ai mostri galattici madrileni. Perchè, solo la lettura delle formazioni, avrebbe messo paura a tutti i comuni mortali, che si sarebbero dovuti trovare contro delle leggende.

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Davanti a Casillas non c’era un muro invalicabile, per quanto Fernandone Hierro lottasse ancora a colpi di esperienza per tenere in piedi la baracca dei Blancos. Però, signori, dopo la diga affidata a Makelele e Cambiasso, erano dolori per tutti. Una collezione di stelle dal centrocampo in giù che poche squadre al mondo, fino a quel momento, avevano potuto mettere insieme. Zinedine Zidane, Luis Figo, Raul Gonzalez Blanco. E poi, quel Ronaldo che proprio dall’Italia era scappato, dopo il triste e lacrimoso epilogo del 5 maggio del 2002, all’Olimpico.

La Roma di Capello non è l’ultima arrivata, certo. Dietro c’è ancora il muro di Pluto Aldair e Walter Samuel, che quei fenomeni sanno come fermarli. C’è Pendolino Cafu che spinge sulla fascia. Il Puma Emerson e Damiano Tommasi a dirigere il centrocampo e a fare legna e qualità. C’è Marco Delvecchio a fare da raccordo, Vincenzino Montella a cercare di pungere con la sua velocità. E poi, soprattutto, c’è Francesco Totti forse all’apice della sua carriera. Un ragazzo finalmente maturato, che da quando ha vinto lo scudetto sembra aver trovato ancora più forza. Un Francesco Totti, in quel 2002, che potrebbe fare la sua onestissima figura in mezzo alle stelle dei Galacticos. E c’è chi giura che c’è sempre stato del vero, nelle offerte milionarie rifiutate ogni estate dalla Roma e da Francesco per mettergli addosso una casacca bianca e farlo volare in Spagna.

Una partita condensata in un gesto, in un gol, come spesso accade in questo sport. Una partita in cui la Roma pensò prima di tutto a chiudere gli avversari, a non farsi schiacciare dai fenomeni e dal Fenomeno. Ma al 27′ del primo tempo, la palla giusta arriva sui piedi del 10 della Roma. Vincenzino Montella si sbatte in area in mezzo a tre difensori del Real, la palla rimbalza e arriva, con il profumo della storia, sul destro di Francesco Totti. Il capitano non deve pensare, non deve mirare, deve solo fare quello che gli riesce meglio. Tirare e guardare Casillas buttarsi senza speranza sul pallone.

E’ il gol che basta e avanza per espugnare il Bernabeu e incoronare Francesco Totti re di Spagna, almeno per una notte. Proprio lui che, qualche giorno prima, aveva chiamato a gran voce i fischi del Bernabeu per caricarsi. Stasera sarà tutto diverso. La Roma andrà a Madrid per ribaltare lo 0-2 dell’andata all’Olimpico, il Real non è forte come quello del 2002, forse di più, forse di meno, chi lo sa. Zidane, però, non è in campo, siede sulla panchina del Real. Da allenatore.

Francesco Totti, invece, non dovrebbe scendere in campo, almeno non dall’inizio. Ma la storia e il calcio prendono spesso direzioni impreviste. E chissà che, quasi 15 anni dopo, Francesco non possa riscoprirsi re per una notte. Sognare, almeno quello, è gratis.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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