Il momento è arrivato, oggi è il giorno tanto atteso, quello della finale di Champions League. Tra poche ore Juventus e Barcellona scenderanno in...

Il momento è arrivato, oggi è il giorno tanto atteso, quello della finale di Champions League. Tra poche ore Juventus e Barcellona scenderanno in campo, e le parole lasceranno spazio al pallone. Ma prima che il pallone cominici a rotolare, le parole hanno ancora qualcosa da dire, qualche storia da raccontare.

Già, le parole. Ne abbiamo scelte dieci, quelle più significative per noi, che racchiudono al loro interno tutto il significato di questa sfida. Parole che alle 20.45 lasceranno per sempre spazio al campo, parole che, da stasera, serviranno solo per scrivere la storia di questa partita, in qualsiasi modo essa finirà.

Berlino

I corsi e i ricorsi della storia si incrociano a Berlino. Lo stadio in cui Buffon e Pirlo giocarono la finale dei Mondiali, con Barzagli in panchina, ma che si laureò lo stesso Campione del Mondo, torna, 9 anni dopo, teatro di una finale dal gusto unico. Stessi pensieri, stesse emozioni, stesse paure: l’Olympiastadion, dolce ricordo della carriera di questi 3 fuoriclasse, potrebbe diventare il teatro in cui sublimare tutto il loro percorso, oppure potrebbe trasformarsi in un amaro palcoscenico di sconfitta. I ricordi, nel calcio, vanno di pari passo con la realtà, tra passato, presente e futuro.

Triplete

Triplete: una parola che racchiude in sé tre trofei.  Campionato, coppa nazionale e Champions League. Chi vincerà questa sera avrà messo a segno il tanto agognato triplete. Entrambe le squadra hanno infatti vinto i rispetti campionati, con sufficiente anticipo, e le coppe nazionali. All’appello manca solamente la coppa dalle grandi orecchie. Per la Juventus sarebbe il primo nella storia in quanto l’unica italiana ad esserselo aggiudicato ad oggi è l’Inter di Mourinho nella stagione 2009-2010. Per i blaugrana sarebbe invece una dolce riscoperta, a non grandissima distanza dall’ultimo triplete firmato Pep Guardiola nella stagione 2008-2009. Gli unici rimasti di quella squadra sono Pique, Xavi, Iniesta e Messi, non a caso l’ossatura portante di questa squadra.

Nemesi

E’ una Nemesi che si può intendere in tutte le sfaccettature del suo significato. Può essere vista come Giustizia Compensatrice, se la si guarda attraverso gli occhi di Evra o quelli di Chiellini, che pure non prenderà parte alla gara ma soffrirà ugualmente come e più dei suoi compagni. E’ una vendetta che ripara il torto subito, in entrambi i casi il responsabile del torto è il pistolero uruguaiano, reo di avere usato epiteti non troppo carini in passato nei confronti di  Evra e di aver affondato i suoi dentoni nella spalla di Chiellini. Può essere vista come la possibilità di rivincita e di riscatto del calcio italiano nei confronti del tiki taka  spagnoleggiante, sebbene il gioco voluto dall’allenatore Toscano sia improntato su di un possesso palla marcato ed una buona rete di passaggi. Ma può essere anche una nemesi vista dalla parte opposta, dagli occhi di quello che da tutti è stato additato, squalificato e bandito da ogni competizione per 4 mesi. Suarez che, più di ogni altro giocatore blaugrana, avrà qualcosa da dimostrare al mondo intero.

Rimpianto

Indipendentemente da come andrà a finire, questa sarà la finale del rimpianto per Giorgio Chiellini. Il guerriero juventino, dopo essere riuscito a tenere a bada Cristiano Ronaldo e soci, si era conquistato il diritto di disputare questa finale da protagonista. Lui che più volte ha dichiarato che questo sarebbe stato il suo più grande sogno sin da bambino, lui che questa finale l’aveva conquistata azzannandola con le unghie e con i denti, e perché no, con qualche calcione dei suoi. Giorgio Chiellini , invece,questa finale la vedrà da spettatore, molto interessato ma pur sempre spettatore a causa di una lesione muscolare che lo ha costretto alla resa.Solo la sorte è riuscita là dove anche i fenomeni in maglia bianca avevano fallito.

Impresa

Già, perchè alla Juventus serve proprio un’impresa per mettere le mani sulla coppa, stasera. Tutti i pronostici danno il Barcellona favorito, anche i catalani, pur lasciando trasparire tanto rispetto per i loro rivali bianconeri, sembrano molto tranquilli, ostentano sicurezza. Alla Juventus, stasera, serve una partita degna del miglior calcio all’italiana, una partita di sofferenza e ripartenza, per cercare di far male all’avversario in contropiede, dopo averne contenuto le sfuriate. Alla Juventus, stasera, serve proprio un’impresa, niente di più.

Leggende

La finale di Coppa dei Campioni è già di per sè un evento leggendario. Ma noi, in questo caso, ci vogliamo concentrare sui giocatori che scenderanno in campo, per i quali il termine leggenda calza indubbiamente a pennello. Leggenda sarà ricordato Gigi Buffon, portiere della Juventus che si è già visto sfuggire il trofeo da quelle sue mani così solitamente sicure, era il lontano 2003 e a regalargli la delusione fu il Milan in una finale tutta italiana. Leggenda è Andrea Pirlo da Brescia, che questo trofeo l’ha già sollevato al cielo ben due volte, entrambe in maglia rossonera nella già citata edizione del 2003 ed in quella del 2007. Dalla parte opposta come vogliamo definire gente i del calibro di Xavi, Iniesta o Leo Messi? Giocatori, i primi due, in grado di vincere tutto sia con il Club che in Nazionale. Giocatore, l’argentino, con una classe infinita e destinato ad abbattere un numero inimmaginabile di record, personali e di squadra.  A noi, come termine omnicomprensivo, viene in mente soltanto questo, leggenda

Futbol

Futbol, in Sudamerica, ovvero il gioco del pallone. Questa finale parlerà molto Spagnolo, con cadenza argentina, e Portoghese, con la caratteristica inflessione Brasiliana. Tanti infatti sono i protagonisti che vengono da quelle splendide terre, a partire dai due giocatori probabilmente più rappresentativi ovvero Tevez, el jugador del Pueblo, e la Pulga Leo Messi. Accanto a loro il piccolo condottiero ,el Jefecito Mascherano, Dani Alves, il funambolico Neymar oltre al Tucumano Pereyra, che presumibilmente si accomoderà in panchina. Ma non ci sono solamente Argentina e Brasile, ci sarà il Cile, rappresentato dal guerriero Vidal e dal portiere di riserva Bravo e l’Uruguay patria del pistolero Luis Suarez. Solitamente Sudamerica fa rima con grinta, botte e spettacolo. Noi ci auguriamo di vedere tutto il campionario.

Condottieri

Massimiliano Allegri e Luis Enrique, due che, per arrivare a questo appuntamento, non hanno avuto proprio vita facile. Hanno dovuto raccogliere sulle spalle l’eredità pesante di due che prima di loro avevano conquistato il cuore dei loro tifosi: Antonio Conte e Pep Guardiola. Per Max Allegri è la rivincita verso chi, a inizio anno, vedeva nella sua scelta un passo indietro della società verso le ambizioni europee. Per Luis Enrique, è la rivincita verso chi, in Italia, lo ha rapidamente bollato come inadeguato dopo la breve parentesi romana. Sbagliandosi, perchè forse il Barcellona di Luis Enrique gioca pure meglio di quello di Guardiola. I due condottieri della panchina sono pronti allo scontro finale per giocarsi la supremazia sull’Europa.

Apnea

Come lo stato in cui tutti seguiranno la partita. I tifosi della Juventus e del Barcellona, certo. Ma molto probabilmente anche quei tifosi che Juventus e Barcellona mai vorrebbero vederle alzare al cielo quella coppa, loro che a Berlino non potranno esserci. Apnea, per 90 minuti ( e forse più ) da seguire senza respirare, con il battito accelerato, con il sudore che ti bagna i vestiti e la testa che non pensa più a niente. Perchè le partite speciali hanno il potere di farti sentire davvero parte di qualcosa di grande, come se tu fossi lì a soffrire con i 22 in campo.

Delinquenza

Si, perchè anche la finale vogliamo viverla a modo nostro. Con la delinquenza che ci piace. Non quella dei calcioni immotivati, della violenza e degli stupidi. No, con la delinquenza del cuore buttato oltre l’ostacolo, del sudore come arma per combattere il nemico, della grinta e della garra come strumenti per issarsi sul tetto d’Europa. Con la delinquenza di chi, anche da casa, vive il calcio prendendolo maledettamente sul serio. La delinquenza, anche in questo senso, non potrà mancare all’Olympiastadion di Berlino. Perchè, senza delinquenza, non si vincono le Coppe.