Ieri sera, al Vicente Calderon di Madrid, abbiamo assistito all’ennesima grande partita dei Colchoneros. L’ennesima partita di sudore, sangue, lacrime e fatica con cui...

Ieri sera, al Vicente Calderon di Madrid, abbiamo assistito all’ennesima grande partita dei Colchoneros. L’ennesima partita di sudore, sangue, lacrime e fatica con cui la squadra di Simeone ha sbattuto fuori i campioni in carica del Barcellona, che puntavano, da favoriti, a vincere la Coppa in back to back.

Adesso, con quattro squadre rimaste nella tenzone della Champions League, noi tiferemo, come abbiamo d’altronde sempre fatto, per l’Atletico Madrid, una squadra che incarna a pieno la nostra filosofia calcistica. E vogliamo convincere anche voi. Ecco perchè abbiamo stilato questa lista dei dieci motivi per cui tiferemo l’Atletico come se non ci fosse un domani.

1. Perchè con Diego Pablo Simeone noi andremmo a combattere anche contro l’Impero del Male.

Un allenatore come il Cholo, in Europa, ce l’hanno in pochi. Uno che riuscirebbe a trascinare qualsiasi squadra verso il traguardo. Uno che, più che un sistema di gioco, ha messo in piedi una vera e propria filosofia di vita applicata al calcio.

Il cholismo, infatti, non è solamente calcio. Il cholismo è un modo di vivere, il modo di chi parte sfavorito e sa che deve guadagnarsi il suo pane minuto dopo minuto, giorno dopo giorno. Cholismo significa saper soffrire, saper guardare in faccia alla realtà e ricorrere a tutto quello che si ha in corpo per emergere.

I giocatori di Simeone non escono mai dal campo senza aver prima dato il 100%, e qualcuno anche di più. E se il Cholo riesce a tirare fuori dai suoi uomini tutto quello che hanno, per così tanto tempo, significa che è davvero speciale. E che si, non può essere solamente questione di calcio, ma è soprattutto una questione di coraggio, di voglia di lottare e di spirito di sacrificio.

2. Perchè picchiano come fabbri, scientificamente.

Prima della partita di ritorno contro il Barcellona, Diego Pablo Simeone aveva parlato di “partita de contacto”. E le promesse sono state assolutamente mantenute. L’Atletico Madrid non ha mai avuto paura a randellare di gusto e di sostanza, per spostare la partita sul piano fisico e dell’intensità.

Nel calcio di oggi usare la spada al posto del fioretto sembra quasi un crimine. Chi alza l’asticella della fisicità e prova a portare la partita su binari meno convenzionali del solito viene spesso condannato, additato di essere un violento e un bandito, viene messo all’indice e guardato con sospetto. I Colchoneros, di tutto questo, semplicemente se ne infischiano.

Due o tre calcioni ben assestati non possono che fare del bene. Se c’è da prendere un giallo, lo si prende senza fare troppi complimenti. Qualche volta rischiano di pagare qualche eccesso di foga, tipo quello che ha portato all’espulsione di Torres nella gara di andata, ma in ogni caso vedere giocare una squadra con questa intensità ci fa letteralmente impazzire di gioia.

3. Perchè nessuno meglio di loro può spiegare al mondo il concetto di sfangata.

Una delle nostre missioni, sin dal giorno in cui siamo nati -telematicamente parlando- è convincere voi e tutto il resto del mondo pallonaro di quanto sia bello vincere una partita (ma anche le coppe e i campionati) arroccandosi in difesa, soffrendo, sudando, lottando, menando. Insomma, tutto quello che abbiamo catalogato sotto la voce “SFANGATA”.

Ecco, l’Atletico Madrid questo concetto lo esplica in pieno, come fosse un manuale. Anzi, a dire la verità i Colchoneros un “Manuale della sfangata perfetta” potrebbero scriverlo per davvero, per quante ne hanno passate e ne hanno fatte passare in questi ultimi anni.

Considerato che in Premier League c’è anche il Leicester che sta provando a vincere un campionato con contropiede, ripartenza e delinquenza, si potrebbe quasi provare ad avanzare la candidatura del 2016 ad “Anno mondiale della sfangata”.

Sperando vada tutto come deve andare, ovviamente.

4. Perchè Iddio solo sa quanto si meritino una rivincita dopo la finale del 2014 persa al 93′.

La finale persa nella maledetta notte di Lisbona rischia di rimanere un rimpianto troppo grosso per una squadra che è arrivata a un passo dalla storia. L’Atletico, in quel maggio del 2014, era arrivato a un passo da un sogno che forse sarebbe stato troppo anche per il tifoso biancorosso più accanito: battere il  Real Madrid in una finale di Champions.

E invece quella finale si trasformò rapidamente in un incubo, con il Real che pareggia all’ultimo respiro e poi, con i Colchoneros psicologicamente distrutti, la va a vincere in rimonta. Un incubo che però adesso potrebbe anche essere vendicato, se le strade dei sorteggi metteranno Atletico e Real sulla stessa strada.

Chissà, la vendetta potrebbe prospettarsi in semifinale o, addirittura, di nuovo in finale. Di sicuro siamo certi che Simeone e la sua banda muoiano dalla voglia di ritrovarsi di fronte agli odiati rivali, anche se molti degli interpreti di quella partita sono cambiati. Ma lo spirito delle squadre è rimasto immutato.

5. Perchè il mondo deve capire che si può vincere anche senza frantumare la minchia al prossimo con il tiqui-taca.

Da qualche anno a questa parte sembra essersi diffusa la mania (anzi, la smania) del bel giuoco. Sembra quasi che chi non fa divertire gli spettatori non abbia diritto a scendere in campo. E invece, ancora una volta, la vittoria di ieri dell’Atletico sul Barcellona è qui a dimostrarci che non è necessario essere belli, puliti, ordinati, per vincere.

Il tiqui-taca ha plagiato intere generazioni di allenatori che, sull’altare del bel gioco, hanno spesso sacrificato il risultato. Prima lo spettacolo, poi il resto. Per l’Atletico Madrid, invece, è tutto il contrario. Prima badiamo a portare a casa il risultato, alla sostanza, poi guardiamo a tutto il resto. Tra l’altro, di solito, a tutto il resto non ci si guarda mai, ma va benissimo così.

Una vittoria dell’Atletico sarebbe una sconfitta per gli esteti del calcio moderno e una vittoria per quelli che credono nel calcio brutto ma tremendamente efficace. Quelli come noi, per intenderci.

6. Perchè i corner battuti corti hanno rotto le palle.

Se siete nostri lettori abituali ormai lo sapete bene: i corner corti li consideriamo alla stregua della peste bubbonica, sono il male del calcio. Quando in mezzo all’area hai uno come il “flaco” Godin puoi stare certo che la palla verrà indirizzata là in mezzo, senza schemi astrusi o triangolazioni inutili. La capoccia spigolosa di Godin farà il resto, garantito.

Per cui, se l’Atletico Madrid dovesse imporsi miracolosamente in Europa (proprio grazie a un gol lercio su calcio d’angolo, magari) si potrebbe assistere ad un revival del corner battuto forte, teso e spericolato in mezzo all’area, dove i criminali più incalliti aspettano per tirare una zuccata al pallone e spedirlo in rete.

La guerra ai corner corti è una battaglia di civiltà. E l’Atletico Madrid può essere il modo migliore per vincerla, questa battaglia.

7. Perchè il Flaco Godin suda garra charrua.

Chi meglio del Faraon, suo originario e regale soprannome, può rappresentare cosa significhi garra charrua? L’orgoglio dei colchoneros , di cui Godin è il più fiero rappresentante, ha radici storiche molto lontane. I Charrúa erano una tribù indigena originaria delle pampas, stanziatisi inizialmente nella zona del Río de la Plata, conosciuti per il loro coraggio e spirito guerriero.

Proprio queste virtù sono il punto di forza dell’Atletico Madrid ed in particolare del suo capitano Diego Godin che, prima di abbandonare il terreno di gioco, potete stare sicuri  ha lasciato tutto, fino all’ultima goccia di sudore. Una squadra che segue il suo esempio non può che avere la nostra benedizione, in eterno.

8. Perchè ogni anno gli vendono mezza squadra ma poi alla fine sono sempre lì a lottare.

Parliamoci chiaro, delle 4 squadre rimaste in gioco i Colchoneros sono indubbiamente quelli con la minor potenza di fuoco, economicamente parlando. Ogni anno, per potersi finanziare una campagna acquisti dignitosa, sono costretti a vedere uno o più pezzi grossi della squadra. Così si spiegano le cessioni di Falcao prima e di Diego Costa e Arda Turan successivamente.

La loro forza sta nel trovare sempre il sostituto più adatto che, seppur con caratteristiche diverse, basti pensare a Griezmann in tal senso, riesca a rendere al di sopra delle proprie possibilità. E’ la dimostrazione in carne ed ossa che la forza, più che nel singolo, sta nel collettivo, pronto a sacrificarsi per l’obiettivo comune. Non può essere un caso che da quando c’è il Cholo in panchina l’Atletico sia sempre lì davanti a dar fastidio alle due superpotenze nella Liga, vincendola addirittura un anno, e tra le migliori in Europa.

9. Perchè magari rimontano pure in campionato e lo mettono di nuovo in quel posto al Barcellona.

Fino ad un paio di settimane fa la Liga sembrava morta e sepolta, schiacciata dal predominio di quegli alieni in maglia blaugrana. Poi qualcosa, come spesso accade in questi casi, ha cominciato a scricchiolare: qualche battuta d’arresto inaspettata, il morale della truppa che scende lentamente. Sembravano comunque episodi sporadici, di quelli che non lasciano troppi contraccolpi psicologici, questo fino a ieri.

La vittoria di ieri dell’Atletico, e la possibilità di conquistare la coppa dalle grandi orecchie, potrebbe infondere nuova linfa ai biancorossi anche nella rincorsa per la Liga. In fondo si tratta di soli tre punti ed il morale unitamente alla fiducia, in questi casi, possono fare la differenza.

Non sarà facile per il ragazzi di Simeone in quanto i catalani, senza le coppe, potranno indirizzare tutte le loro energie in campionato. Sperare non costa nulla e noi, sotto sotto, abbiamo questo sogno.

10. Perchè il gol decisivo del Nino Torres nella finale di Milano sarebbe una meravigliosa storia di sport.

Fermatevi un secondo ed immaginate la scena: il Nino Torres che torna, da figliol prodigo, nella sua Madrid e con un gol dei suoi decide la Champions League. Ci sarebbe qualcosa di più romantico? Difficile anche solo da immaginare.

Dopo che  tutti lo hanno dato per finito noi sogniamo la sua redenzione, a S. Siro, con una scivolata in ginocchio come esultanza per lasciarsi alle spalle demoni, critiche e rimpianti. Magari buttato in campo come mossa della disperazione, a pochi minuti dalla fine, contro i rivali bianchi del Real, per andare a riprendersi ciò che due anni fa era stato loro sottratto.

Chiamateci romantici, sognatori o come diavolo volete voi, ma questa sarebbe indubbiamente una delle più belle storie di sport da poter vivere e raccontare.