La storia del Leicester che vince la Premier League quando nessuno se l’aspettava, quando tutti condannavano le Foxes a una quasi sicura retrocessione, non...

La storia del Leicester che vince la Premier League quando nessuno se l’aspettava, quando tutti condannavano le Foxes a una quasi sicura retrocessione, non è una semplice favola sportiva. E nemmeno un “semplice” miracolo da confinare al rettangolo verde, al gioco del calcio.

A voler guardare bene, a volerci pensare bene, dal miracolo del Leicester possiamo trarre anche qualche insegnamento. Qualche piccola lezione di vita che può tornare utile tenere a mente. Abbiamo provato a individuarne 10.

1. Le favole esistono, i miracoli succedono ancora

Ci eravamo abituati a vedere i piccoli soccombere. Avevamo quasi creduto, per un certo periodo di tempo, che per le favole, nel calcio così come nella vita, non ci fosse più tanto spazio. Ci stavamo abituando all’idea che la fionda di Davide non bastava più per tirare giù e trascinare a terra il gigante Golia.

Invece, piano piano, partita dopo partita, abbiamo cominciato a credere che anche le storie più incredibili possono diventare vere. Le Foxes ci hanno fatto ricredere, regalandoci una storia che forse, tra qualche decina d’anni, racconteremo ai nostri figli e nipoti. Non è un caso se in questi giorni si stia discutendo se questa sia la più grande impresa del calcio britannico, forse europeo, forse mondiale.

Anche in un’epoca in cui tutto sembra essere diventato arido di sentimenti, in cui per le storie dei piccoli che sconfiggono i grandi c’è sempre meno spazio, qualcosa di magico può succedere. Basta crederci, forse.

2. Il duro lavoro paga sempre

Non è vero che siamo condannati a rimanere dove siamo, per sempre. Nel calcio, così come nella vita, il duro lavoro paga sempre, traducendo un detto molto in voga nei paesi anglosassoni, quel “hard work pays off” che gira in molti spogliatoi e discorsi motivazionali.

Si, è vero, il talento, ovunque, serve, è necessario. Non è che i calciatori del Leicester fino all’altro giorno fossero dei maniscalchi che non sapevano cosa farci del pallone. Però, lavorare, impegnarsi, sudare, metterci l’anima, aiuta a superare le difficoltà, e soprattutto può aiutare a diventare competitivi anche con chi teoricamente è più bravo di noi, con chi parte favorito.

Per cui, continuate a lavorare, a sudare, a impegnarvi, a metterci l’anima in quello che fate. Che sia il vostro lavoro, un esame universitario o una semplice partita di calcio. Lavorare stanca, ma alla fine raccoglierete il frutto del vostro impegno. Anche se non sarà il titolo di Campioni d’Inghilterra.

3. Devi toccare il fondo per poter risalire

Lo insegna la storia della società Leicester, lo insegna la storia di molti dei protagonisti di questo miracolo. Basta ripercorrere semplicemente la storia del Leicester negli ultimi anni, e non c’è nemmeno bisogno di andare a scavare chissà dove, basta andare indietro fino al 2009, quando il Leicester ritornava in Championship dopo essere finito nella terza serie del calcio inglese, la League One.

Poi, le stagioni in Championship, fino all’incredibile semifinale playoff della stagione 2012-13, quella contro il Watford. Quando il Leicester sbagliò il rigore che avrebbe proiettato le Foxes nella finale per salire in Premier League, e sul contropiede successivo, all’ultimissimo minuto di recupero, prese il gol che mandò il Watford a quella finale.

L’anno dopo, 2013-14, fu quello della promozione in Premier. E nella stagione 2014-15 le Foxes si salvarono solamente per il rotto della cuffia, con un finale di stagione incredibile. Insomma, devi arrivare fino al fondo del barile per avere la forza di risalire, fino in cima. E non devi scoraggiarti se arrivi a un solo passo dal precipizio.

4. Il fallimento è una molla che ti spinge a reagire

Gli Afterhours, in una delle loro canzoni più celebri, cantano “Il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire“. Bè, mai frase è più azzeccata per descrivere gran parte della rosa del Leicester in mano a Claudio Ranieri. Che, pure lui, ha dovuto sopportare più di qualche fallimento prima di arrivare a questo trionfo clamoroso.

Vardy, Mahrez, Huth, Morgan, Drinkwater, Kantè, Ulloa. Tutta gente che non ha avuto per niente vita facile, tutta gente che è stata rifiutata, scartata, messa ai margini da decine di squadre. Gente che non ha creduto in loro e che adesso si mangia le mani per non aver capito quali talenti hanno perso, in alcuni caso. Ma è molto più complessa di così, la faccenda.

Perchè, se non fossero stati rifiutati, scartati, messi ai margini, molti di questi ragazzi non avrebbero avuto dentro questa rabbia, questo furore. Questa voglia di dimostrare al mondo che si sbagliava, che loro valevano qualcosa, valevano tanto. Non spaventatevi quando fallirete. Perchè il vostro diploma in fallimento sarà la vostra laurea per reagire.

5. Essere coscienti dei propri limiti può diventare una grandissima forza

Il punto di forza più grande della squadra messa in piedi da Claudio Ranieri? Aver costruito una squadra cosciente dei propri limiti, in cui chiunque sapeva quale fosse il suo ruolo, e svolgeva fedelmente il compito che gli era stato assegnato.

Wes Morgan e Robert Huth, per esempio, non hanno mai badato all’apparenza. Coscienti del fatto che non fossero dotati di piedi vellutati, non si sono mai lasciati andare a inutili fronzoli. Hanno semplicemente spazzato tutto quello che dovevano spazzare, senza pensarci. Coscienti di quali fossero i loro limiti.

Lo stesso vale per molti loro compagni di squadra, ma anche per Ranieri stesso. Tinkerman, accusato di essere un minestraro qui da noi, è sempre stato abituato a lavorare al meglio con il materiale a sua disposizione. Il suo Leicester gioca un calcio semplice, elementare, basilare. Un calcio che si è rivelato essere anche vincente. Per cui, ha avuto ragione lui.

6. I soldi, nella vita, non sono tutto

Va bene, d’accordo. Su questo punto qualcuno forse ci ha un po’ speculato. Perchè basta andare a leggere qualche numero per rendersi conto che il Leicester non è certo una squadra in difficoltà economica o comunque costruita con pochi spiccioli. Ma quei numeri bisogna comunque leggerli e interpretarli nel modo giusto.

E allora, il fatturato del Leicester va paragonato a quello delle squadre che sono finite dietro in classifica alle Foxes. Bè, scoprirete numeri doppi, tripli, quadrupli. Rispetto alle altre corazzate della Premier League, il Leicester è stato costruito con gli spiccioli. E quindi, anche nel 2016, nel mondo del calcio non è necessario avere a disposizione fondi praticamente infiniti per vincere (capito, sceicchi?). Basta saperli usare bene.

Ma soprattutto basta sapere usare altre cose che forse non c’entrano poi tanto con i soldi: la testa, il cuore, i polmoni. Con quelli ha vinto il Leicester, non certo con i soldi.

7. Il gruppo vince sempre sulle individualità

A livello di talento, probabilmente, molti dei giocatori del Leicester non rendono il confronto con quelli delle squadre che si sono messi dietro in classifica. Eppure, messi insieme, hanno funzionato alla perfezione per un campionato intero. Perchè certo, Jamie Vardy e Ryad Mahrez saranno anche dei fenomeni, ma se fino a questo momento non avevano reso al meglio e nessuno aveva creduto in loro, ci sarà pure un motivo.

Le individualità, nel calcio di oggi, sono importanti, importantissime. Ma anche costruire una squadra con un’anima è fondamentale. E proprio il gruppo è stata la forza di questo Leicester. Prima che compagni di squadra, questi sono stati degli amici, disposti a sacrificarsi l’uno per l’altro per il bene superiore della squadra.

Basta vedere come hanno festeggiato la vittoria del titolo, lunedì sera, tutti insieme a casa di Jamie Vardy. Come un gruppo di amici, appunto. Amici veri.

8. Si può essere grandi motivatori senza mettersi tutto il mondo contro

Claudio Ranieri, nel corso della sua stagione, ha conquistato tutti con la sua calma, la sua pacatezza, la sua simpatia. E, forse, anche per questo motivo, la cavalcata del suo Leicester è stata seguita con simpatia da parecchie altre squadre e da parecchi altri tifosi. Insomma, ha mantenuto un profilo basso e non ha mai scaldato gli animi.

E con questa sua calma ha trasmesso anche sensazioni positive ai suoi uomini, riuscendo a fargli mantenere la concentrazione per tutta una stagione, e soprattutto evitando crolli psicologici nel finale di stagione. Crolli che sarebbero stati legittimi, visto che nessuno di quei giocatori era mai stato abituato a lottare per un titolo, per davvero.

Insomma, si può essere motivatori come Diego Simeone o Josè Mourinho, mettendosi tutto il mondo contro. Funziona anche quella tattica, per carità (e a noi piace pure, qualche volta). Ma Ranieri ha dimostrato che si può diventare grandi motivatori anche senza alzare i toni della voce.

9. Non è mai troppo tardi

Claudio Ranieri: 64 anni. Wes Morgan: 32 anni. Robert Huth: 31 anni. Kasper Schmeichel: 29 anni. Jamie Vardy: 29 anni. E via dicendo. Insomma, avete capito. Il Leicester ha vinto con una squadra composta da quelli che non possono essere catalogati come ragazzini.

Gente che è esplosa tardi, come Vardy, oppure che ha trovato il proprio posto nel mondo solo dopo i 30 anni, come i due centrali di difesa. Ma anche Claudio Ranieri, che accusato da Mourinho di essere vecchio già qualche anno fa, ha trovato il primo titolo della sua carriera a 64 anni. Insomma, la rivincita dei vecchietti sulla gioventù. Perchè, infatti, anche il Tottenham, la squadra che ha conteso al Leicester il titolo fino a lunedì sera, aveva l’età dalla sua parte, era composta di ragazzini affamati.

Non è mai troppo tardi per una gioia come questa. Non bisogna mai considerarsi troppo vecchi per compiere qualcosa di straordinario. Anche questo insegnamento lo possiamo annoverare tra quelli che abbiamo recepito dal piccolo grande miracolo del Leicester.

10. Un po’ di fortuna serve sempre

E poi, si, arriviamo all’ultimo punto, che più che un insegnamento è qualcosa di cui forse dovremmo semplicemente ricordarci. Perchè possiamo pianificare tutto nei minimi dettagli, impegnarci al massimo, mettere in campo tutto il sudore che abbiamo e dannarci l’anima.

Ma, in fondo in fondo, è bene rimanere consapevoli del fatto che un minimo di buona sorta dalla nostra parte dobbiamo pur sempre averla. In parecchie occasioni i ragazzi di Ranieri sono stati fortunati, hanno trovato pali e traverse favorevoli, si sono salvati per il rotto della cuffia. Ma tutto sommato possiamo dire serenamente che la buona sorte se la sono pure meritata. Proprio per tutto quello che vi abbiamo raccontato finora.

E poi, alla fine, bisogna sempre tenere conto di un altro insegnamento. Che si, la fortuna aiuta sempre un po’ gli audaci. E che alla fine dei conti non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.